Sapevi che la palestra è terapeutica?
Un bambino distratto, che fa fatica a concentrarsi a scuola, che ha difficoltà fare i compiti, e molto altro, anche in caso di autismo e ADHD… può essere aiutato dall’esercizio fisico. Esso diventa un vero e proprio booster delle capacità cognitive e potenzia il lavoro sui libri.
La ricerca scientifica mostra come l’attività motoria nei bambini, migliori le loro funzioni esecutive:
- Attenzione
- Memoria di lavoro: saper mantenere e gestire informazioni per un certo periodo, fondamentale per eseguire compiti complessi.
- Flessibilità cognitiva: saper adattare punto di vista e comportamento in base al contesto.
- Inibizione: saper controllare gli impulsi e le emozioni.
Questo significa che il bambino diventa più abile in:
- Pianificazione: organizzare pensieri e azioni, trovare strategie (Problem solving).
- Autocontrollo di emozioni e comportamento: regolare le reazioni emotive, soprattutto sotto stress.
- Comprensione delle priorità.
- Resa scolastica.
Cosa succede nel cervello mentre si pratica sport
Nel nostro cervello è presente un proteina che si chiama BDNF (fattore neurotrofico cerebrale), che favorisce:
- Neuroplasticità: formazione e consolidamento delle sinapsi (comunicazione tra neuroni).
- Neurogenesi: creazione di nuovi neuroni.
Significa che l’azione di questa proteina è fondamentale per la vita dei neuroni, per la loro nascita, crescita e differenziazione. All’atto pratico è importantissima per apprendimento e memoria.
A quanto pare nel momento in cui si pratica esercizio fisico questa proteina nel cervello aumenta.
Dagli studi risulta che, in bambini di età compresa tra 5 e 12 anni, c’è un picco del BDNF in acuto (subito con l’allenamento singolo) e un suo aumento in cronico (i livelli della proteina restano più alti sul lungo periodo).
Quale e quanta attività motoria?
Innanzitutto la frequenza: i risultati effettivi nell’aumento del BDNF nei bambini, si hanno con programmi di esercizio fisico compresi tra 12 e 20 settimane, con un numero di allenamenti settimanali compreso tra 3 e 5. La durata del singolo allenamento tra 45′-90′.
Per avere risultati in cronico (anche nell’adulto), compresi cambiamenti nella neuroplasticità, è pertanto richiesto lo stimolo dell’allenamento costante per diversi mesi.
Il tipo di esercizio più efficace è quello che prevede un’intensità vigorosa/alta. Le attività sportive più indicate sono quelle che accostano tale intensità a schemi motori complessi, allenamento di forza, esigenza di equilibrio, memoria, e altre richieste dal punto di vista cognitivo, che coinvolgono svariati percorsi neurali. Tutto ciò amplifica sintesi (produzione) e rilascio del BDNF.
Arti marziali
Secondo quanto riportato dagli studi, le arti marziali sono l’attività sportiva che per eccellenza promuove sintesi e rilascio della fantastica proteina. Sono infatti attività che prevedono alta intensità assieme a richiesta di abilità che stimolano fortemente la componente neuromotoria.
Durante gli allenamenti di arti marziali vengono attivate simultaneamente più zone cerebrali. Questa attivazione neurale diffusa potrebbe fornire uno stimolo più potente per la sintesi del BDNF rispetto alle attività aerobiche ripetitive.
Autismo, ADHD
Nei soggetti con spettro autistico e/o ADHD (deficit di attenzione/iperattività), si riscontra disregolazione delle proteine coinvolte nella plasticità sinaptica, in particolare la proteina BDNF.
Bambini disgrafici, per esempio, che hanno eseguito un programma specifico di allenamenti, della durata di 12 settimane, hanno mostrato un miglioramento significativo nelle funzioni esecutive. Questo implica che c’è una stretta connessione tra l’aumento del BNDF indotto dall’esercizio e le capacità cognitive. Aver allenato e sviluppato abilità motorie, potrebbe aver ottimizzato la neuroplasticità, stimolando direttamente la corteccia motoria e le relative reti cerebrali.
Questo ci fa riflettere sull’importanza dell’attività motoria specifica come intervento incluso nelle terapie.
Bambini obesi e sovrappeso
L’obesità e il sovrappeso ostacolano l’aumento del BDNF in risposta all’esercizio fisico. Obesità e sovrappeso mantengono uno stato di infiammazione cronica sistemica, con elevati livelli di citochine e proteina C reattiva. Proprio questa condizione interferisce con l’aumento della neuroplasticità indotta dall’allenamento.
Tuttavia si sa con certezza che l’esercizio fisico riduce obesità e sovrappeso, e inverte l’infiammazione. Quindi, ovviamente, l’attività motoria è fondamentale. Ideale se associata a dieta bilanciata.
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