Dal momento in cui il bambino non evacua tutti i giorni, si è immediatamente portati a parlare di stitichezza. A volte erroneamente. Prima di procedere con la spiegazione però, lascio tre domande utili a un genitore:
– Il bambino dice “mi scappa la cacca” o “mi scappa la pipì”?
– Quando evacua, le feci sono dure con crepe o addirittura a palline? O sono morbide?
– Prodotti o correzioni atti ad ammorbidire le feci e/o accelerare il transito intestinale, hanno risolto il problema?
Interpretazione delle risposte nel corso dell’articolo.
Intestino
Cos’è la stitichezza?
Si parla di stitichezza effettiva quando la frequenza delle evacuazioni è ridotta, di solito meno di 3 volte a settimana, accompagnata da feci dure e secche, con difficoltà nell’emissione. Il bambino può presentare anche gonfiore addominale e lamentare mal di pancia, presentare poco appetito. Nei piccolissimi, anche se parliamo di neonati nel periodo di allattamento, difficoltà nello svuotamento intestinale può provocare anche il famigerato reflusso; favorire l’evacuazione più frequente e consistente, può risolvere reflusso e coliche.
In caso di stitichezza effettiva dobbiamo puntare il mirino sul tempo di transito intestinale, che chiaramente sarà rallentato.
Fattori che rallentano il transito intestinale
In assenza di patologia, tendenzialmente abbiamo 3 cause o concause:
- Dieta:
un bambino che segue una dieta malsana, che purtroppo comprende cibi processati, carenza di alimenti ad alto valore nutrizionale, carenza di fibre ed idratazione… con tutta probabilità andrà incontro a stitichezza (o episodi ricorrenti di feci molli). Non solo per una questione di stimolo meccanico all’intestino, cioè mancanza di volume delle feci e quindi aumento del transito, ma anche per cattivo nutrimento al microbiota intestinale. Un’alimentazione scorretta può rovinare anche un microbiota intestinale che in origine era equilibrato, figuriamoci se era deficitario già alla nascita.
Nel neonato allattato al seno è meno frequente avere problemi legati alla digestione, data la qualità del latte materno, tuttavia la composizione di quest’ultimo dipende dallo stato di salute e dalle abitudini della mamma. Con il latte artificiale invece, è più probabile incorrere in difficoltà.
- Microbiota intestinale:
per microbiota intestinale si intende l’insieme di microrganismi (batteri, funghi, virus e protozoi) che popolano il tratto gastrointestinale, in particolare il colon. Esso vive in simbiosi con l’ospite e ha un ruolo sia nella digestione (es. sintesi di vitamine, produzione di molecole utili come acidi grassi a catena corta, ecc.), sia nella regolazione del sistema immunitario.
Il microbiota intestinale, per garantire buona funzionalità digestiva, dovrebbe essere in eubiosi, cioè in equilibrio per qualità e quantità di popolazioni di microrganismi. Quando non lo è, si parla di disbiosi. Un intestino in disbiosi, specialmente se sbilanciato su determinate caratteristiche, può provocare stitichezza e tutti i problemi ad essa connessi. La carenza di bifidobatteri per esempio, nella maggior parte dei casi favorisce la stitichezza cronica, poiché quella popolazione batterica promuove il transito intestinale. Il microbiota intestinale può essere analizzato e modulato, tramite dieta e integrazione specifica. Va detto che un microbiota in disbiosi, con caratteristiche di sbilanciamento differenti, può al contrario dare feci molli o diarroiche.
Il microbiota intestinale del bambino viene influenzato già da quello della madre in gravidanza e allattamento, e dal tipo di parto (il parto naturale garantisce con molta probabilità un microbiota adeguato, il parto cesareo no). Più il microbiota intestinale della mamma è sano, più lo sarà quello del bambino. Viene trasmesso una sorta di corredo iniziale, che può essere già in eubiosi o disbiosi per l’età, che si completa con lo svezzamento, e che viene poi mantenuto/modificato dalla dieta e dallo stile di vita in generale nel corso dell’esistenza. Anche l’attività motoria, il sonno, l’infiammazione, gli ormoni e altri fattori influenzano la composizione del microbiota intestinale.
- Sistema nervoso:
la peristalsi intestinale, o meglio la funzionalità di tutto l’apparato digerente, è finemente regolata dal sistema nervoso autonomo, diviso in parte ortosimpatica e parasimpatica. Esso regola tutto il processo digestivo, coordinando l’attività di tutti gli organi coinvolti, come la secrezione dei succhi gastrici, degli enzimi, lo svuotamento della cistifellea, ecc. La parte parasimpatica comprende il famoso nervo vago, che, possiamo dire in senso generale, stimola la motilità del tratto gastroenterico, quindi la peristalsi intestinale.
L’equilibrio tra l’attività della parte ortosimpatica e parasimpatica è fondamentale per garantire un normale ritmo digestivo.
Il dinamismo tra ortosimpatico e parasimpatico del bambino viene influenzato da innumerevoli fattori: prende un’impronta già durante la gravidanza, in base allo stato di salute e allo stile della vita della madre, il parto, come ci si prende cura del neonato, i ritmi, infezioni, ecc. La stessa cosa continua per tutta la vita. Questo dinamismo può essere aiutato e regolato cambiando la qualità e quantità degli stimoli a cui è sottoposto. Faccio presente che anche l’infiammazione è sotto il controllo del sistema nervoso autonomo.
Questi fattori non sono isolati, ma in grado di influenzarsi tra loro dal momento che scatta un problema da una o più delle componenti. Una dieta e/o un microbiota intestinale alterati, provocheranno una risposta modificata del sistema nervoso autonomo e infiammazione. A sua volta una disregolazione dell’attività del sistema nervoso autonomo, dovuta ad altre cause, può influenzare, oltre che la peristalsi, anche la composizione del microbiota.
Diventa necessario inquadrare il caso, capire da dove iniziare e se bisogna affrontare più fattori contemporaneamente.
Sensorialità
Come si fa la cacca?
Dover fare la cacca significa mettere in fila questi step:
- Le feci arrivano nell’ultimo tratto dell’intestino (retto) e attivano i suoi meccanocettori e chemocettori. I meccanocettori vengono attivati dal volume delle feci, che provoca distensione delle pareti del retto, quindi in senso fisico; i chemocettori monitorano l’ambiente interno dell’intestino, inteso come presenza di determinate sostanze, comprese le infiammatorie e le tossiche, quindi in senso chimico.
- Il cervello elabora questo stimolo e ti porta al bagno.
- A questo punto, una volta sulla tazza, il cervello coordina il rilassamento dello sfintere anale (che è un muscolo) contemporaneamente all’aumento della peristalsi (che avviene grazie alla muscolatura liscia dell’intestino).
Come controlli i muscoli per fare la cacca?
Lo sfintere anale è composto da:
- una parte interna fatta di muscolatura liscia, involontaria (non puoi controllarla secondo tua intenzione, ma risponde automaticamente a determinati stimoli)
- e una parte esterna fatta di muscolatura striata, volontaria (questa sei in grado di gestirla).
La parte involontaria mantiene la chiusura basale e si rilassa automaticamente con la presenza di feci nel retto che devono essere espulse, poiché risponde allo stimolo di meccanocettori e chemocettori descritti in precedenza. Questi stimoli che arrivano dal retto, fanno parte di quella che viene definita interocezione. Questi stimoli viaggiano per il sistema nervoso autonomo (vedi “sistema nervoso” sopra) come informazioni ed esso risponde con un effetto conseguente: in questo caso impone il rilassamento dello sfintere anale interno e la contrazione della muscolatura liscia dell’intestino.
Faccio presente che del sistema nervoso autonomo, la parte parasimpatica promuove il rilassamento dello sfintere anale interno, mentre la parte ortosimpatica ne promuove la contrazione.
In tutto ciò, il cervello deve integrare queste informazioni con il comando volontario di: rilassare lo sfintere anale esterno se sei pronto sulla tazza per fare la cacca o la sua contrazione per trattenere se non sei ancora in pole position. Quando non ce la fai più e non sei ancora nel posto giusto, devi fare affidamento sulla tua capacità di controllo dello sfintere anale esterno!
La sensorialità influisce sul fare la cacca?
Ricapitolando diventa evidente come, un’azione così naturale, sia in verità una somma di stimoli-risposte complessa:
- Innanzitutto è necessaria un’efficiente sensorialità (interocezione e propriocezione, vedi tra poco). Lo stimolo deve arrivare chiaro e tondo.
- Il sistema nervoso autonomo deve ben coordinare l’attività parasimpatica e ortosimpatica.
- L’elaborazione dello stimolo da parte del cervello deve essere altrettanto efficiente.
- La risposta volontaria, parallela all’involontaria per fare la cacca, deve essere coordinata.
Se uno stimolo non viene ben percepito e/o elaborato, questo circuito va in crisi; in particolare la coordinazione della risposta volontaria. Dobbiamo inoltre considerare un altro tipo di sensorialità, che viaggia affianco all’interocezione: ovvero la propriocezione. Essa ti fa capire come sta un muscolo, in termini di posizione, di tensione. Perché è fondamentale in questo caso? Perché lo sfintere anale è un muscolo. Pure se la sua propriocezione non è efficiente, il circuito può andare in crisi. Se non percepisci adeguatamente una struttura, in questo caso un muscolo, non riesci a usarla come si deve!
Relazione tra sensorialità e funzionalità di bacino e arti inferiori
- Anatomicamente lo sfintere anale esterno fonde una parte delle sue fibre muscolari con il pavimento pelvico (muscolo elevatore dell’ano). Questo significa che lavora meccanicamente con tutti gli altri muscoli e le fasce del bacino e dell’anca. I movimenti del bacino e delle articolazioni dell’arto inferiore coinvolgono sempre il pavimento pelvico, per continuità delle fasce e inserzione dei muscoli.
- Inoltre meccanicamente il discorso diventa molto più ampio, poiché bacino e arti inferiori lavorano in rapporto ad altri distretti corporei: colonna vertebrale, torace, ecc. Faccio presente che, per esempio, il pavimento pelvico si muove in maniera coordinata con il diaframma toracico, ad ogni respiro che fai.
- Una tensione o una rigidità, a livello articolare, muscolare, fasciale, in particolare a carico di bacino e anca, può inficiare la funzionalità del pavimento pelvico e dello sfintere anale. Inoltre, esse possono alterare lo stimolo propriocettivo, inficiando la coordinazione tra contrazione-rilassamento.
- Non è tutto. Le informazioni che arrivano, sia come interocezione (retto) che propriocezione (sfintere anale esterno), viaggiano per i nervi che arrivano al bacino e alla parte bassa della colonna vertebrale (plesso sacrale e lombare). Questi nervi trasportano molte altre informazioni, anche a carico della schiena, degli arti inferiori (piedi compresi eh!) e di altri visceri, per esempio la vescica. Questo significa che c’è una stretta relazione tra la sensorialità di questi distretti. Averne uno o più di uno poco funzionante, può compromettere lo stimolo-risposta dello stesso e degli altri.
Gestione da parte del bambino
Il bambino fa fatica a gestire lo stimolo?
- Il bambino potrebbe non riferire al genitore di “dover fare la cacca”, a volte nemmeno la pipì (stessi nervi ricorda!). Oppure lo riferisce ma in ritardo o sembra esso stesso dubbioso, come se non decifrasse accuratamente lo stimolo in arrivo. Di conseguenza, a cascata, diventa impossibile coordinare il tutto.
- Altrimenti percepisce bene lo stimolo, riferisce di “dover fare la cacca”, ma una volta sul vasino iniziano i problemi. In questo caso fa difficoltà a coordinare la muscolatura volontaria con lo stimolo.
Il bambino che non vuole fare la cacca?
- In questo caso lo stimolo arriva e pure forte, forse troppo. Lo stimolo è tale da poter essere elaborato come doloroso e ingestibile, sopratutto se magari c’è stato anche un precedente di evacuazione meccanicamente difficoltosa. Il rifiuto diventa voluto, nel senso che tende a trattenere le feci contraendo il più possibile lo sfintere anale esterno. Tuttavia il trattenere si basa su qualcosa indipendente dal bambino, ovvero uno stimolo esagerato o mal percepito.
Per chiudere il cerchio, è chiaro che i fattori riguardanti “propriamente” l’intestino di cui ho parlato in cima, si intersecano fortemente con la sensorialità. C’è sempre il sistema nervoso autonomo alla base.
A questo punto spiegarsi le risponde alle domande utili al genitore scritte all’inizio, diventa semplice. Va interpretato quello che riferisce il bambino in relazione a quello che fa, o meglio riesce a fare. Se le feci sono morbide, nonostante non frequenti, non è una stitichezza vera intesa come rallentamento del transito intestinale. A questo punto il bambino non fa la cacca più spesso nemmeno con prodotti atti ad ammorbidire le feci. Ci si sposta sul discorso sensorialità e coordinazione. Nel caso in cui senta poco lo stimolo, può aiutare l’aumento di fibre nella dieta perché aumenta il volume e di conseguenza lo stimolo in termini quantitativi (maggior stimolo dei meccanocettori del retto); tuttavia questo non significa risolvere il problema della sensorialità.
Osteopatia
Come interviene l’osteopatia?
- Considerata l’influenza delle componenti fasciali, muscolari e articolari, ristabilire la funzionalità di tutti i distretti corporei diventa decisivo per favorire la propriocezione e la coordinazione. Il trattamento osteopatico, con tecniche delicate, è in grado di eliminare tensioni e rigidità, ristabilendo simmetria e funzionalità.
- Inoltre, considerando come viaggiano le informazioni stimolo-risposta e la relazione che esiste tra la sensorialità dei visceri e della parte somatica (muscoli, fascia, articolazioni), tutto unito dal sistema nervoso autonomo, l’osteopatia può aiutare la regolazione di quest’ultimo.
- In questo modo si agevola la peristalsi nel caso sia rallentata (stitichezza effettiva), si migliora la percezione dello stimolo e la coordinazione nel controllo degli sfinteri.
La tua Osteopata a Loreto, Ancona.
Prenota una visita!
